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Intervista a Lorenzo Bernardi

04/02/2020

Mister Secolo spiega al Cus “La regola del 9”

 

La regola dei numeri primi e del multiplo 9. Nessun dubbio. Lorenzo (il Magnifico) “Lollo” Bernardi nella storia del Rinascimento del Volley italiano occupa, come il suo omonimo…signore di Firenze, un posto da protagonista assoluto. Stella spaziale di prima grandezza, al centro del Cus…mo, sempre a testa alta e schiena dritta. Da giocatore prima, da allenatore poi. 306 presenze in maglia azzurra, 20 medaglie tra cui 2 ori mondiali, 1 argento olimpico, 3 titoli europei, 4 Coppe dei campioni e 9 scudetti da giocatore; un “triplete” alla Guardiola o alla Mourinho da allenatore a Perugia (scudetto, Supercoppa e Coppa Italia), un’altra Coppa Italia, un titolo turco, una Coppa di Turchia e una Supercoppa ad Ankara. Senza dimenticare l’oro alla guida della nazionale juniores ai Giochi del Mediterraneo. 

La presentazione a Venezia del suo libro “La regola del 9. Come sono diventato Mister Secolo” è stato il pretesto per incontrare un personaggio che, insignito del Collare d’oro al merito sportivo, è stato eletto dalla FIBV (acronimo per Fédération Internationale de Volleyball) “Mister XX Secolo” ed è stato inserito, nel 2011, nella mitica Volleyball Hall of Fame di Holyoke, nel Massachusetts, dove la pallavolo è nata nel 1895.

A chi è rivolto questo libro?
“A tutti indistintamente, non solo agli sportivi o ai pallavolisti. Penso, per esempio, ai giovani che affrontano gli esami (proprio questi giorni sono uscite le materie della maturità…). Ma anche a chi svolge una qualsiasi attività, in un ufficio o in altri contesti lavorativi. Tutti siamo chiamati, in ogni momento e situazione della nostra vita, a rispondere: “Cosa faccio per poter dare il meglio di me stesso?”. Nessuno escluso. In queste ore, lo confesso, ho pensato molto a Kobe Bryant e alla sua famiglia. Lo scorso Natale mio figlio Riccardo mi ha regalato il suo “Mamba Mentality” e, pur senza permettermi di paragonarmi a lui, visti i contesti profondamente diversi, mi sono ritrovato moltissimo nelle sue parole: “La Mentality non riguarda un risultato da prefiggersi, quanto piuttosto il processo che conduce a quel risultato. Riguarda il percorso e l'approccio. E' uno stile di vita. Penso che sia importante adottare questo metodo in ogni impresa”. Sottoscrivo. Come lui, persona e campione straordinario, anch’io sono sempre stato ossessionato, pungolato dalla ricerca del miglioramento continuo, della perfezione della mentalità vincente. Attraverso, al di là del talento necessario ma non sufficiente, il sacrificio e il sudore”.

E’ una mentalità poco diffusa oggi, soprattutto tra i giovani, in una società che cerca il “tutto e subito”.
“E qui entra in gioco lo sport, in generale, e la pallavolo in particolare. Ho cercato di trasmettere, di raccontare nel libro come, sin dai tempi degli inizi al Cus Trento (n.d.r.: a 12 anni andava con la mamma a tifare per il fratello maggiore), ho intrapreso, sviluppato, concepito, passo dopo passo, l’attività sportiva, la mia carriera sia da giocatore che da allenatore. Una…”ossessione”, una vocazione, una serie di traguardi da perseguire alla faccia delle cadute e delle inevitabili battute d’arresto:  infortuni, cambio di ruolo, perdita dei genitori, sconfitte. Tutti momenti che, se al momento ti fanno soffrire, alla lunga ti forgiano e ti fanno crescere, ti danno la spinta mentale per fare un salto di qualità. Molto più di un titolo o di una medaglia”. 

Trentino di nascita, veneto di adozione: qual è il tuo rapporto con Venezia?
“Confesso che è una città che conosco poco, troppo poco, anche se abito davvero a un tiro di sputo (n.d.r.: Treviso). Nelle rare, troppo veloci volte in cui ci sono venuto, ho sempre captato un fascino unico e intrigante che la rende, non per niente, il posto più bello del mondo. Per esempio non l’ho mai vista con la nebbia o con l’acqua alta (speriamo che una volta per tutte venga risolto il problema…) e vorrei venirci con mia moglie guidato da un veneziano. A proposito, il mio amico Massimo Zanotto mi ha promesso che una volta mi farà da guida per farmi vedere angoli nascosti, non affollati da turisti. E che mi porterà a mangiare in un posticino che conosce solo lui…”.


Massimo Foscato

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